giovedì 6 gennaio 2011

Pio XI - Mortalium animos (6 gennaio 1928)

sull’aspirazione all’unione mondiale, sulla riprovazione dei congressi intorno all’unità delle religioni, sull’unità dei cristiani, sulle giustificazioni di coloro che auspicano l’unità dei cristiani (pancristiani), sulla condanna di ogni tentativo di ecumenismo cristiano, sul nesso stretto tra ecumenismo cristiano e modernismo, sul divieto per i cattolici di partecipare alle riunioni degli acattolici, sul ritorno degli acattolici alla Chiesa cattolica come unico mezzo di unità dei cristiani, sull’auspicio che tutti coloro che hanno abbandonato la Santa Chiesa ritornino ad Essa

mercoledì 8 dicembre 2010

Pio IX - Noscitis et Nobiscu (8 dicembre 1849)

sulle accuse rivolte alla Chiesa di non volere la gloria dell’Italia, sulle cospirazioni contro la Chiesa e la Religione, sul pericolo del socialismo e del comunismo, sulla loro incompatibilità con la Religione, sui tentativi di protestantizzazione in Italia, sulla necessità di meglio istruire i fedeli sugli insegnamenti della Religione, sulla condanna della diffusione della stampa, sulla condanna dei cattivi libri e della diffusione dei Libri sacri in volgare senza autorizzazione della Santa Sede, sulla condanna del socialismo e del comunismo, sulla condanna degli ecclesiastici che abbracciano le teorie moderne

Pio IX - Quanta cura - Syllabus (8 dicembre 1864)

sui principali errori della tristissima età nostra, sulla condanna dell’empio ed assurdo principio del naturalismo, della libertà di coscienza e dei culti, della separazione tra società e religione, del panteismo, del naturalismo, del razionalismo assoluto, del razionalismo moderato, dell’indifferentismo, del latitudinarismo, del socialismo, del comunismo, delle società segrete, delle società bibliche, delle società clerico-liberali

giovedì 18 novembre 2010

san Pio X - Praestantia Scripturae Sacrae (18 novembre 1907)

sulla scomunica da comminare a coloro che contravvengono a quanto stabilito col decreto "Lamentabili sane exitu" e con l’enciclica "Pascendi Dominici gregis"

martedì 9 novembre 2010

Pio IX - Qui pluribus (9 novembre 1846)

sulle concezioni moderne che avversano la Chiesa e la Religione, sulla condanna della ragione che dovrebbe prescindere dall’ossequio alla Fede, sulla condanna di chi vorrebbe distruggere la fede ed assoggettarla empiamente alla ragione, sullacondanna delle sette segrete e delle società bibliche, sulla condanna del comunismo, sulla condanna di volumi e libercoli che diffondono false concezioni, sulla necessaria cura nella scelta dei nuovi religiosi

mercoledì 21 maggio 2008

Da Martin Lutero a “Martini Lutero”

Ormai ogni sortita dell’ex arcivescovo di Milano è sempre più desolante. Come una deriva solitaria, sempre più triste e incomprensibile… In questa esternazione, di cui parlo qua sotto, ce ne sono di cose incredibili (per esempio quanto dice sul Corano: ne ha scritto Camillo Langone sul "Foglio" del 21 maggio), ma io ho dovuto concentrarmi su ciò che dice a proposito di Lutero e della Chiesa….

Da Martin Lutero a Martini Lutero? La battuta sarebbe già pronta, se non fosse che nel caviale del tramonto dell’ex arcivescovo di Milano c’è davvero poco da ridere. La tristezza e la malinconia del cardinale lasciano sbigottiti, interdetti. Forse per ritrovare il bello sguardo cristiano di Péguy e di santa Teresina bisogna guardare altrove, a tanti semplici cristiani senza porpora che ci sorprendono ogni giorno con la loro letizia.

Dicevo che il cardinale fa l’elogio di Lutero, almeno stando alle anticipazioni che "La Repubblica" e "Il Foglio" fanno del suo ultimo libro-intervista, “Colloqui notturni a Gerusalemme”, uscito in Germania per le edizioni Herder. "La Repubblica" c’informa che il prelato “elogia Lutero, esorta la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio”. Secondo “Il Foglio”, Martini definisce Lutero, che nella storia della Chiesa è stato una delle più tragiche calamità, come “il più grande riformatore”. Poi aggiunge che a Lutero “l’amore per le Sacre Scritture ispirò buone idee” (testuale!) e pur ritenendo “problematico” il fatto che Lutero abbia “tratto da riforme e ideali necessari un sistema proprio”, tuttavia Martini afferma che la Chiesa contemporanea “se ne è lasciata ispirare per dar corso al processo di rinnovamento del Concilio Vaticano II, dischiudendo per la prima volta ai cattolici il tesoro della Bibbia su basi più larghe”. Francamente non mi pare che duemila anni di esegesi cattolica e di studi biblici avessero bisogno di Lutero che ha dissolto le Sacre Scritture, non le ha certo “scoperte”. Tanto è vero che proprio dal mondo protestante è arrivata quell’ondata demolitoria che ha fatto letteralmente a pezzi i Vangeli (o almeno ci ha provato). Questa sì è una peste che è entrata dentro la Chiesa, ma appunto come un’epidemia mortale (lo denunciò Paolo VI con parole accoratissime!). Quello che sorprende, nelle parole di Martini, non è tanto o solo l’elogio di Lutero, ma l’esplicita affermazione che la Chiesa del Concilio si sarebbe “ispirata” all’eretico e scismatico Lutero. Mi soffermo su questo – come si suol dire – per fatto personale. Il cardinal Martini – benché noto come progressista, dialogante e tollerante – è il vescovo, l’unico che io sappia dagli anni del Concilio, che ha sottoposto all’ Inquisizione (chiamato oggi Tribunale ecclesiastico di Milano) alcune persone, oltretutto laici, per un’opinione, una semplice opinione oltretutto non di dottrina, ma di natura storica e culturale (dove la disciplina ecclesiastica non vale). Accadde nel 1988 e io fui uno dei tre giornalisti del settimanale cattolico “Il Sabato” ad essere convocato in Curia e interrogato dal rappresentante del Tribunale ecclesiastico, monsignor Coccoplamerio. Quale fu il nostro “crimine” ? Un’analisi storica. In una lunga inchiesta sulla crisi della Chiesa, constatammo – con una documentata analisi (elogiata fra gli altri da Augusto Del Noce) - la “corrosione protestante del cattolicesimo politico, ancor più esplicita fra i cattolici intellettuali”.

Un gruppetto di intellettuali cattoprogressisti presentò un esposto all’arcivescovo di Milano perché, con tale analisi, a loro dire, avremmo leso la “buona fama” di Giuseppe Lazzati, che era uno dei tanti intellettuali menzionati e che mai ci eravamo sognati di attaccare sul piano personale. Il cardinale avrebbe potuto archiviare l’esposto, trattandosi di una normale e libera discussione storico-culturale. Invece attivò il procedimento finché “Il Sabato”, essendo un settimanale cattolico legato a Comunione e liberazione, non dovette chinare la testa e fare una specie di abiura per “disciplina ecclesiastica”. Un piccolo “caso Galileo” che esplose sui media grazie al “Giornale” di Montanelli che sparò tutto in prima pagina con questo titolo: “A Milano è tornata l’Inquisizione. Al rogo il settimanale "Il Sabato"?”. Seguirono giorni di polemiche, editoriali e commenti. Il cardinale Martini fu molto seccato perché la cosa era diventata pubblica associando il suo nome all’Inquisizione delle idee. Il caso fu emblematico perché rese evidente che nella Chiesa postconciliare i teologi potevano mettere in discussione tutti i dogmi della fede, dalla Trinità a Maria, passando per i Vangeli, ma guai a mettere in discussione lorsignori “intellettuali cattolici” o più in generale l’establishment cattolico. L’Immacolata Concezione e la Resurrezione di Cristo si potevano discutere, ma Scoppola, Dossetti, Lazzati, Alberigo (con i Prodi e i De Mita che ne erano la proiezione politica) e tanti altri campioni del mondo cattolico, quelli no.

Oggi – dopo aver subito quel procedimento di Martini per aver constatato la “protestantizzazione” del cattolicesimo – leggiamo che secondo lo stesso cardinal Martini la Chiesa conciliare “si è lasciata ispirare” da Lutero. Così oggi è lui che dichiara proprio ciò che fu imputato a noi. Certo, per lui questa influenza protestante sul cattolicesimo pare sia cosa buona e giusta. Per altri (me compreso) è una vera sciagura. Mi sembra che anche Paolo VI vedesse nefaste influenze esterne che dissolvevano la vera fede. Lo si intuiva quando denunciò l’invasione di un pensiero “non cattolico” dentro il cattoliceismo, quando intervenne per stoppare le influenze protestanti (durante la redazione della "Dei Verbum" o sul dogma della Resurrezione di Cristo) e anche quando denunciò il “fumo di Satana” entrato nel tempio di Dio. D’altra parte a condannare questa “protestantizzazione” della Chiesa, curiosamente, fu lo stesso Oscar Cullmann, uno dei più famosi teologi protestanti, spesso citato in ambito cattolico. Ecco le sue testuali parole: “Se mi è permesso, come protestante, di fare questa constatazione, direi che da allora (il Concilio Vaticano II) certi ambienti cattolici, ben lungi dal lasciarsi ispirare dalla necessità di osservare i limiti dell’adattamento che non vanno superati, non si accontentano di cambiare le forme esteriori, ma prendono le stesse norme del pensiero e dell’azione cristiana, non dal Vangelo, ma dal mondo moderno. Più o meno inconsciamente, seguono così i protestanti, non in ciò che hanno di migliore, la fede dei Riformatori, ma nel cattivo esempio che loro offre un certo protestantesimo, detto moderno. Il grande colpevole non è il mondo secolarizzato, ma il falso comportamento dei cristiani riguardo a questo mondo, l’eliminazione dello ‘scandalo’ della fede. Si ha ‘vergogna del Vangelo’ (Rom. 1,16)”. Parole simili e ancora più drammatiche sono state pronunciate, nella sua ultima intervista, da don Luigi Giussani: “La Chiesa si è vergognata di Cristo”. E qua il problema riguarda tutti gli uomini di Chiesa. Martiniani e antimartiniani. I quali, per esempio, non intervengono contro le vere e proprie eresie che vengono insegnate nei seminari o nelle facoltà teologiche, ma invece intervengono (e tanto) su tutti i problemi della vita pubblica compresa la legge elettorale: i martiniani magari tuonano sui rom, gli altri sulla bioetica. Tutti hanno i loro “valori non negoziabili” (di tipo sociale gli uni, di tipo morale gli altri), ma forse si dimentica che per la Chiesa – fin dalle origini apostoliche - l’unico “valore” assolutamente non negoziabile è Gesù Cristo e la vera fede cattolica. Che pochissimi oggi difendono.

Eppure per un cristiano solo quella vale, tutto il resto è “spazzatura”. San Paolo, proprio parlando della Legge (i “valori non negoziabili”), scriveva: “tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo” (Fil. 3,8). Forse è vero, il problema non è “il mondo secolarizzato”, ma un cristianesimo che annacqua o corrompe la vera fede. Perché così la vita quotidiana di tutti è disperata. E non si incontra nessuna speranza.

Antonio SOCCI
Da Martin Lutero a “Martini Lutero”
Libero, 21.5.2008.